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  • Elezioni comunali, l’appello della Briante per una comunicazione non ostile: ‘Chi alza la voce perde credibilità’

    “La qualità delle parole utilizzate nel dibattito pubblico incide direttamente sulla qualità di una convivenza capace di restituire alla politica la sua funzione originaria, quella di costruire e non di dividere” così la Briante

  • Il Manifesto della Comunicazione non Ostile, un vero e proprio impegno etico

    È una carta che elenca dieci princìpi di stile utili a migliorare lo stile e il comportamento di chi sta in Rete. E’ un impegno di responsabilità condivisa, anche in Politica.

    (Anna Briante) Ho sottoscritto poco dopo la sua nascita a Trieste, nel 2016, il Manifesto della comunicazione non ostile, un progetto ben più grande e nobile di una semplice elencazione di principi. Parole O_Stili (www.paroleostili.it) è un movimento culturale che origina dalla volontà di un gruppo di professionisti della comunicazione, guidati da Rosy Russo, di promuovere una cultura del linguaggio più consapevole e responsabile, con l’obiettivo di diffondere l’attitudine positiva a scegliere le parole con cura, nella consapevolezza che le parole sono importanti. In ambito politico, il Manifesto non è solo una guida stilistica, ma un vero e proprio impegno etico. Sottoscriverlo è un atto rivoluzionario diretto a scegliere la razionalità rispetto alla pancia, recuperare la funzione pedagogica, disinnescare la polarizzazione. Forse un po’ ci stiamo riuscendo in questa competizione reggina, ma dobbiamo resistere fino alla fine. La funzione pedagogica della politica è uno dei pilastri della filosofia politica classica. Le istituzioni e chi le guida, infatti, non devono solo “amministrare”, ma contribuire a formare il carattere e la coscienza civile dei cittadini, non assecondando semplicemente gli umori della folla, ma elevando il dibattito, attraverso l’idea condivisa che l’avversario non è un nemico da abbattere, ma una parte necessaria del corpo sociale. In un contesto comunicativo sempre più rapido e pervasivo, il confine tra confronto politico e aggressione verbale appare oggi estremamente fragile. Al di là e al di qua di questo confine si colloca quel fenomeno ormai strutturale che è la polarizzazione. A livello nazionale espressioni di odio, derisione sistematica e delegittimazione personale sono ormai strumenti comunicativi sempre più utilizzati per rafforzare il consenso, contribuendo a dividere l’elettorato in blocchi contrapposti, “con noi o contro di noi”. Invertire questa tendenza richiede un impegno condiviso, in cui risulta centrale l’educazione civica digitale, attraverso la quale la moderazione dell’incitamento all’odio rappresenta una sfida cruciale per la tutela dello spazio pubblico. Attenzione però che la cosiddetta “gentilezza” non è sinonimo di debolezza, ma espressione di solidità argomentativa e rispetto istituzionale oltre che consapevolezza dei propri convincimenti. Chi alza la voce spesso perde credibilità perché percepisce la parola come un’arma, invece la vera forza politica risiede nelle parole chiare e misurate. La qualità delle parole utilizzate nel dibattito pubblico incide direttamente sulla qualità di una convivenza capace di restituire alla politica la sua funzione originaria, quella di costruire e non di dividere. Buona campagna elettorale a tutti!

  • La risurrezione e la pazienza del cuore. Don Luigi Maria Epicoco incanta l’Aula Magna della Mediterranea

    Il titolo dell’incontro: Restart, si può rinascere davvero?

    (Anna Briante) Un grande, ideale abbraccio ha accolto ieri nell’Aula Magna “Quistelli” dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria don Luigi Maria Epicoco,sacerdote, teologo, scrittore e grande comunicatore. “La risurrezione non è solo il racconto di un evento straordinario, ma una scuola di vita”. Nelle parole di don Luigi emerge con forza un messaggio semplice e profondo: ciò che conta davvero non nasce dal “tutto e subito”, ma dal tempo dell’attesa, della maturazione e della conversione. C’erano tutti i promotori dell’incontro, dai giovani del Consiglio degli Studenti e della Pastorale Universitaria dell’Arcidiocesi di Reggio Calabria-Bova, a quelli dell’Università per Stranieri “Dante Alighieri”, del Conservatorio di Musica “F. Cilea” e dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose. Don Luigi insiste su un punto decisivo: la nostra cultura fatica ad accettare il fallimento e a vivere la pazienza. Eppure la risurrezione si colloca proprio dentro questa logica dei “tre giorni”, che non sono soltanto un dato cronologico, ma il segno che le cose essenziali hanno bisogno di tempo per compiersi. La vita non funziona come un fast food: le relazioni, la fede, il lavoro, la maturità interiore richiedono attesa e gradualità. Nel linguaggio biblico, il cammino è una realtà decisiva. Anche la terra promessa, una volta raggiunta, va abitata e conquistata passo dopo passo. La vita spirituale, allora, è un continuo passaggio dalla stasi al movimento, dalla chiusura alla conversione. Questa conversione non riguarda solo chi crede, ma ogni persona che accetta di lasciarsi cambiare dalle esperienze vissute. Se dopo una relazione, anni di studio, di lavoro o di servizio si rimane identici a prima, qualcosa non ha prodotto il risultato che avrebbe dovuto. Per don Luigi Epicoco, la Bibbia diventa universale quando viene letta come racconto dell’umano. Dentro quelle pagine c’è l’inquietudine dell’uomo, il desiderio di senso, la necessità di essere liberati da ciò che immobilizza. La risurrezione dunque, il restart, illumina la vita quotidiana: insegna a non scoraggiarsi subito, a non pretendere risultati immediati, a fidarsi di una crescita lenta e reale. È una parola che riscalda, perché restituisce speranza a chi cammina nel buio e invita a credere che Dio opera anche nel tempo dell’attesa. In un tempo dominato dall’urgenza, il messaggio della risurrezione è quanto mai attuale. Ci ricorda che l’uomo non si salva con la fretta, ma con la fedeltà al processo della vita. Per questo la risurrezione non va solo celebrata: va imparata. È la pedagogia di Dio, che non elimina il cammino ma lo rende fecondo, non cancella il tempo, ma lo riempie di promessa. E alla fine il cuore del messaggio è questo: la vita nuova nasce quando si accetta di attraversare la notte senza smettere di credere nella luce.