Il titolo dell’incontro: Restart, si può rinascere davvero?
(Anna Briante) Un grande, ideale abbraccio ha accolto ieri nell’Aula Magna “Quistelli” dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria don Luigi Maria Epicoco,sacerdote, teologo, scrittore e grande comunicatore. “La risurrezione non è solo il racconto di un evento straordinario, ma una scuola di vita”. Nelle parole di don Luigi emerge con forza un messaggio semplice e profondo: ciò che conta davvero non nasce dal “tutto e subito”, ma dal tempo dell’attesa, della maturazione e della conversione. C’erano tutti i promotori dell’incontro, dai giovani del Consiglio degli Studenti e della Pastorale Universitaria dell’Arcidiocesi di Reggio Calabria-Bova, a quelli dell’Università per Stranieri “Dante Alighieri”, del Conservatorio di Musica “F. Cilea” e dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose. Don Luigi insiste su un punto decisivo: la nostra cultura fatica ad accettare il fallimento e a vivere la pazienza. Eppure la risurrezione si colloca proprio dentro questa logica dei “tre giorni”, che non sono soltanto un dato cronologico, ma il segno che le cose essenziali hanno bisogno di tempo per compiersi. La vita non funziona come un fast food: le relazioni, la fede, il lavoro, la maturità interiore richiedono attesa e gradualità. Nel linguaggio biblico, il cammino è una realtà decisiva. Anche la terra promessa, una volta raggiunta, va abitata e conquistata passo dopo passo. La vita spirituale, allora, è un continuo passaggio dalla stasi al movimento, dalla chiusura alla conversione. Questa conversione non riguarda solo chi crede, ma ogni persona che accetta di lasciarsi cambiare dalle esperienze vissute. Se dopo una relazione, anni di studio, di lavoro o di servizio si rimane identici a prima, qualcosa non ha prodotto il risultato che avrebbe dovuto. Per don Luigi Epicoco, la Bibbia diventa universale quando viene letta come racconto dell’umano. Dentro quelle pagine c’è l’inquietudine dell’uomo, il desiderio di senso, la necessità di essere liberati da ciò che immobilizza. La risurrezione dunque, il restart, illumina la vita quotidiana: insegna a non scoraggiarsi subito, a non pretendere risultati immediati, a fidarsi di una crescita lenta e reale. È una parola che riscalda, perché restituisce speranza a chi cammina nel buio e invita a credere che Dio opera anche nel tempo dell’attesa. In un tempo dominato dall’urgenza, il messaggio della risurrezione è quanto mai attuale. Ci ricorda che l’uomo non si salva con la fretta, ma con la fedeltà al processo della vita. Per questo la risurrezione non va solo celebrata: va imparata. È la pedagogia di Dio, che non elimina il cammino ma lo rende fecondo, non cancella il tempo, ma lo riempie di promessa. E alla fine il cuore del messaggio è questo: la vita nuova nasce quando si accetta di attraversare la notte senza smettere di credere nella luce.